La voce dall’alto #9 ovvero “Innamorarsi a Bologna”

Un anno fa, aspettando tutti i giorni l’autobus in Piazza XX Settembre, capivo davvero perché

d’estate a Bologna le ragazze ti fanno innamorare”.

La magia che pervade nel profondo queste parole di saggezza si ripeteva ogni mattina: un mare di gambe scoperte a vari ordini di lunghezza, gonne svolazzanti, piedi nudi e tessuti leggeri premuti su corpi vibranti (vibranti? Sì, vibranti), tutto illustrato con colori sgargianti che mettono allegria all’istante.

Bologna d'estate

Bologna d’estate…

L’alchimia, capite anche voi, è unica, perché ai precedenti fondamentali ingredienti si deve aggiungere la luce, se non avete presente ciò di cui sto parlando, i raggi di sole che entrano ed illuminano in modo unico i portici di Bologna rendono ancora più magica l’atmosfera.

Come ho già avuto modo di scrivere, non vorrei passare per maniaco, quindi non mi dilungherò sul ricordo dei momenti persi tra i profumi delle ragazze che mi passavano affianco, finalmente libere di scoprire pelle più o meno abbronzata.

Poi guardo fuori e piove, di nuovo; apro la finestra e devo coprirmi a causa del freddo, mi scende allora una grande tristezza.

Bran

Il profumo

[…rovistando tra pensieri passati…]

A volte mi chiedo se le coincidenze non nascondano in realtà qualcosa.

Che siano un modo criptico in cui il mondo ci parla? Potrebbero essere indizi lasciati da qualcuno?

Solo chi ama il tuo odore ti ama davvero

(Alessandro D’Avenia)

L’odore di donna… quanto amo immergermi e navigare tra i profumi che inebriano e confondono, riconoscere le ragazze dal profumo che ti colpisce prima di vedere il volto della proprietaria, riconoscere i profumi, riconoscere le ragazze.

Sì, mi sento un po’ maniaco.

Bran

Soundblasted Skin

Chiacchierare di musica con Lord C. mi mette in pace con il mondo, quasi quanto una birra gelata in balcone con i Metallica in sottofondo.

Il canovaccio oramai è consolidato: si parte commentando ciò che regala l’impianto stereo o le nuove uscite discografiche, per proseguire focalizzandoci su di un determinato gruppo o scena musicale, con collegamenti ipertestuali a concerti vissuti assieme o separati.

Quest’ultima volta, forse anche grazie alla bella giornata assolata ma ventosa, siamo finiti a parlare di Pantera, partendo dalla voce eccezionale di Phil Anselmo di un tempo, fino ad arrivare a dispensare tutte le lodi possibili per questa band veramente straordinaria.

La voce di Phil

La voce di Phil

Un motivo di disaccordo, come spesso accade, è la discografia, o meglio, quale album scegliere?

Il mio preferito prodotto dai Texani è The Great Southern Trendkill; il preferito, non il migliore o il fondamentale o… Il mio preferito.

Sarà per via della potenza che esprime, della rabbia che libera e che ti colpisce dritto in face, sarà l’alternanza di momenti lenti, cadenzati, quasi onirici e di sfuriate violentissime (vedi “quiete prima della tempesta”), ma sono veramente innamorato di quest’opera.

La presenza di Seth Putnam è semplicemente la ciliegina sulla torta (se non avete la più pallida idea di chi stia parlando, la vostra vita è ancora più triste della mia, incredibilmente).

Seth Putnam

Il messaggio non troppo subliminale è: accaparratevi in qualunque modo The Great Southern Trendkill, è il tipico album che vi salva dal baratro in quanto riesce a trasmettere una quantità di energia e di rabbia incredibile, e con pezzi quali l’accoppiata Suicide Note pt I e II ti ricorda che c’è sempre qualcuno che sta peggio, i tuoi problemi probabilmente non sono così insormontabili.

Il rammarico: non potrò mai ammirarli dal vivo. RIP Dimebag

Bran

Colour out of space

Nutrirmi di Lovecraft non mi fa bene. La mia immaginazione, di per sé già fervida, trova ora collegamenti tra la realtà intorno e le opere dello scrittore di Providence.

Svegliato alle tre del mattino dal rombo assordante di un tuono, sono uscito all’aperto ancora assonnato e la pioggia battente sull’impermeabile azzurro si è trasformata in fretta in gelide gocce lungo le mie guance e le mie gambe scoperte.

Freddo e bagnato le sensazioni sulla pelle e il rumore delle gocce sulla plastica, il vento tra le foglie e i tuoni in lontananza a colpire il mio udito. Ma è stato ciò che la vista ha colto a riportarmi maggiormente alle atmosfere soprannaturali e oniriche degne di un novello Randolph Carter: sullo sfondo il cielo pesante era di un arancione spaventoso, con le nuvole bianche che lentamente si muovevano in primo piano e, in lontananza, i bagliori dei lampi continuavano ad intervalli regolari, come a scandire il tempo in quel sogno temporalesco.

Colour-out-of-space

Sono rimasto fuori ipnotizzato da quello spettacolo inatteso e stupefacente per un tempo ignoto, chiedendomi come fosse possibile avere un cielo di tale colore.

La mattina successiva il sole mi ha accolto tra le sue calde braccia, rendendo se possibile ancora più fantastica l’esperienza della notte.

Dovrei abbandonare Howard Philip e dedicarmi a Fabio Volo o cose simili per evitare esperienze di questo tipo, o viceversa lasciarmi andare completamente al culto dei Grandi Antichi. Grande Chtulhu ascoltami!

Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn

Bran

(Optional)

Al matrimonio non ci ho mai creduto. Il funerale si può anche non fare. Per andarcene come ci pare, un’ altra settimana al mare. Fare i conti con i soldi contati. Dare il meglio solo sui dancefloor. Poi addormentarsi rovesciati senza più i vestiti.

C’è un’aria strana quando vado al bar. Sembra un raduno di supereroi. Supereroi andati in pensione. Pieni di ricordi a Vent’anni.

Un loop che non riesco a staccare, da una settimana ormai. Quelle canzoni che ti fanno ballare anche solo con gli occhi chiusi. E ti immagini in una stanza con altri, o da sola. E ti muovi come ti pare. Con le cuffie grandi nelle orecchie. E il jack attaccato non so dove, tipo infilato nella tasca dei pantaloni.

Poi si alza il fumo e qualcuno ti si avvicina, con un accento strano “Che si dice?”

Italo Svevo e Joyce, mi facevano un baffo.

Liz.