La voce dall’alto #4

Un nuovo aggettivo utile nella descrizione del mio carattere “particolare”.

Ogni tanto sono robotico (cit).

Bran

PS Scusate ma devo condividere questo esempio di civiltà nordica. Programma televisivo norvegese con tribune elettorali e attualità. Suonano gli Enslaved. Il compito per casa è pensare ad  un possibile parallelismo con ciò che succede nella televisione pubblica italiana.

A twist in the mist

Oggi ho avuto un’altra epifania. Ero in auto, Cormorant in sottofondo, stradone dritto e nulla intorno, o meglio nulla di visibile.

È iniziata la stagione delle nebbie.

Questa mattina mi si è palesata innanzi la mia vita, una lunga strada dritta delimitata dal guardrail e immersa nel nulla, ciò che si trova all’esterno è invisibile agli occhi, nascosto, coperto, ovattato da una perenne nebbia biancastra e compatta. Io procedo su questa strada, fregandomene di ciò che mi sta passando di fianco, non curandomi di chi lascio indietro. Sono rivelazioni pericolose, dovrebbero esserlo, ma nel mio caso sono ben consapevole del disdicevole egoismo che mi contraddistingue, non è una novità. Non è una giustificazione, dovrei migliorare ma non riesco, da anni sono fatto così e cambiare, si sa, è difficile.

La nebbia mi accompagna da sempre, immancabile da ottobre a marzo, amica fraterna, una presenza di cui sento nostalgia quanto tarda a farsi vedere e sentire sulla pelle.

Con le giuste proporzioni, la nebbia ha su di me l’effetto che una semplice siepe ebbe su Leopardi, non vedo, posso solo immaginare cosa si nasconde dietro alla coltre lattiginosa che mi circonda. E allora penso, immagino e viaggio con la mente. Il periodo “paura”, cioè “non vedo i mostri e le creature demoniache che SICURAMENTE si nascondono nella nebbia” l’ho già superato da un po’, e a pensarci bene non è altro che una trasposizione in bianco della paura del buio. Rimane il periodo “riflessioni”, su tutto, partendo dagli ACDC per arrivare a quale dei sette peccati capitali sono più affezionato.

Non temo la nebbia, anzi, mi affascina, la conosco e la vivo in tutte le sue forme, fitta, lieve, bagnata, a banchi, diurna, notturna, mattutina, con il sole, con la pioggia, ghiacciata …

Nebbia con il sole, non ci facciamo mancare niente

Amo questa terra e amo la nebbia perché sono fatto così, con i miei innumerevoli difetti, o sono così perché nato e vissuto fino ad adesso in questa terra?

Il giudizio ai posteri.

Saluti

Bran

Ilblustranochecolorailmare

 

A volte ritornano. A volte ritorno.
C’è qualcosa di me che non racconto a tutti.
Ma non nel senso che scelgo a chi raccontarlo e quindi per forza alcuni non lo sanno, ma proprio che tutte le persone che conosco, hanno una parte di me che non conoscono. Un discorso scompigliato, come i miei pensieri. Forse aveva ragione lei, che mi “conosce” da una vita a regalarmi un libro. Uno Nessuno Centomila. Io sono cosi. E’ un difetto di merda. Penso ai giorni passati, specialmente a ieri sera, credono che io sia una persona socievole, aperta, da invitare a destra e a manca… Ma non è vero. Il problema di fondo però è mio, che a chi non conosco mi presento cosi… ci si parla. Ci si ride. Ci si scherza. Una cosa normale insomma. E invece no, non è normale. Mi lamento se gli altri mi considerano una certa persona… eh, ciao mare. Sono io che mi faccio vedere così, mica sono scemi loro a immaginarmi cosi. Come devo fare quindi per capire chi sono? Mettere insieme tutti i loro pensieri, e tac… mi formo io. Ah no, forse non funziona cosi. Perchè non sono mai riuscita a farmi vedere come sono veramente? Che ascolto la musica triste. Che leggo i libri tristi. Che mi piacciono le cose semplici. Che mi piace stare da sola. Che non mi frega di vedere i miei amici sette giorni su sette. Che non riesco però a stare senza la persona che amo quando mi innamoro. Che in testa ho pensieri da bambini che ancora sognano, che costruiscono storie. Sono cresciuta con persone troppo concrete per apprezzare i miei pensieri colorati.

Alla fine la colpa è un 50 e 50.

Liz.

Patience

Più diventi grande, più diventi peggio (cit)

La frase è stata coniata da una famosa filosofa del ‘900, mia Nonna (perdonerete la licenza poetica), e ovviamente si riferisce a me. Non sto qui ad addentrarmi sui motivi che l’hanno spinta ad un’affermazione così forte, l’importante è che più passa il tempo e più mi trovo in accordo con Lei. Precisazione: mi riferisco al dualismo Pazienza/Intolleranza che mi vede sempre meno paziente e sempre più intollerante.

Riflettendo un poco a riguardo mi sono reso conto di aver peggiorato le mie prestazioni in tema di sopportazione degli altri esseri umani. Per farla breve, la Misantropia latente che alberga dentro di me sta diventando lentamente meno latente.

Io finisco con facilità sul tragico, ma in realtà so che la situazione non è così drammatica. Con i ragazzi la pazienza è abbastanza, non tanta, ma abbastanza; capisco che la giovane età è sinonimo di errori e atteggiamenti difficili. Mi trovo in vera difficoltà con chi viene definito ADULTO e/o MATURO e che in realtà si dimostra essere tutt’altro. La mia autonomia cala di anno in anno, ho sempre meno voglia di ripetere, aspettare, ascoltare, confrontare, consolare, consigliare ecc ecc. Ma la cosa che più mi disturba e che mi riesce estremamente difficile da affrontare è l’insistenza. Le persone insistenti, che mi pressano e che mi bombardano di

a) Informazioni

b) Problemi

c)Domande

d) Proposte

e) Curiosità

f) Aneddoti

g) Barzellette

h)…

sono il mio tallone d’Achille, non le sopporto proprio, mi ispirano pensieri omicidi e scene nordico-medievali di teste aperte con asce e violenza gratuita. Murphy poi ci insegna che le cose non possono che andare male e quindi io mi ritrovo costantemente circondato da tali individui, senza poter usare la bruta forza per liberarmene.

…scene nordico-medievali di teste aperte con asce e violenza gratuita.

So che le cose non potranno che peggiorare, quindi, o mi ritiro in eremitaggio, o faccio una strage, o mi trovo una ragazza.

Nel frattempo, LASCIATEMI IN PACE.

Saluti

Bran

Musica da camera (mia)

La rubrica che aspettavano tutte le mie followers.

Una raccolta random di melodie che ascoltereste più o meno di frequente visitando la mia umile dimora.

Ho scelto questo primo brano perché sono in trepidazione per l’imminente uscite del nuovo album.

Buon ascolto

Perché vi entri bene in testa

So’ ragazzi…

Bran

Res Publica

Oggi, dopo qualche tempo, ho riassaporato la vita “pubblica”, vissuta cioè attraverso i mezzi per l’appunto pubblici. È una vita che assaggio di rado, per diletto o per necessità, ma che sempre mi regala momenti da ricordare.

La mia è una vita pubblica limitata, treno-autobus, autobus-treno e non di più, ma bastano pochi chilometri e non tanti minuti per cambiare la giornata (in meglio o in peggio).

Come probabilmente ho già detto da qualche parte, non sono tipo da lettore mp3, non mi va di isolarmi dal mondo esterno con le mie stesse mani. Mi capita quindi di osservare, ascoltare e ahimè odorare ciò che mi circonda, pur essendo spesso immerso nella lettura. Mi sono dimenticato di dire che sono anche carente in pazienza, quindi le cose che mi infastidiscono con facilità, probabilmente ai viaggiatori normali non danno noia.

Primo elemento di disturbo da tenere in considerazione è la compagnia:

NON la puoi scegliere

Parto svantaggiato in quanto non sono la persona più socievole e sociale che conosca, e le prime ore del mattino mi vedono ai minimi in questo campo. Mi ritrovo ad affrontare conoscenti ed emeriti sconosciuti desiderosi di sedersi al mio fianco e fare conversazione. Terribile. Non sto neanche a sottolineare quanto la cosa diventi drammatica se il mio interlocutore parla inglese.

I compagni di viaggio

Una categoria di persone che incontro molto di frequente sui mezzi pubblici (sfortuna?) è quella dei vivavociari, telefonisti impenitenti convinti di stare intrattenendo una conversazione interessantissima, e che ti rendono partecipe, volente o nolente, parlando ad un volume improponibile. Categoria simile, ma con caratteristiche peculiari, quella dei telefonisti che non urlano, ma che telefonano di continuo, un torrente di parole ininterrotto da stazione a stazione. Dopo le prime fermate si trasforma in rumore di fondo assimilabile al fischio del vento o alle ruote su binari.

Mi mettono invece di buon umore i dormiglioni, quei simpaticoni, tra cui vari miei amici, che riescono a dormire in qualunque luogo, in qualunque posizione e indipendentemente dal rumore che li circonda. Chi riesce a russare in treno ha tutta la mia stima.

Mi sono ritrovato spesso ad osservare i miei colleghi viaggiatori intenti a leggere; si trovano letture per tutti i gusti, dalle raccolte di poesie (magari in lingua originale) ai testi scolastici, ai quotidiani, per arrivare ai giornali di gossip, sempre più numerosi. Un interessante spaccato sulle scelte culturali di questo Paese.

Il mondo dei mezzi pubblici che ho vissuto fino ad ora mi mette un poco a disagio, per via della convivenza forzata con altri esseri umani più o meno sopportabili e perché influisce in modo non trascurabile sulla mia giornata lavorativa, imponendomi tempi e orari indipendenti da quello che dovrei fare. Se a questo aggiungiamo il costo dei biglietti e i ritardi vari che si possono accumulare, mi viene da pensare a come potrebbe essere una mia vita basata sul trasporto pubblico. Mah, vedremo cosa il futuro mi riserverà, per adesso mi godo la mia Punto.

NB Io sono un insopportabile intollerante impaziente, voi amate e rispettate la natura, usate i mezzi pubblici.

Ad usare i mezzi pubblici si rimane giovini

Saluti

Bran

Ma che, tocca a me?

Preso nel bel mezzo dell’eterna lotta tra il Bene ed il Male, perché scrivere in un blog?

Una valvola di sfogo per me che di valvole sento la mancanza, e, naturalmente, voglia di farsi leggere, di arrivare a quella notorietà altrimenti respinta ed evitata quanto più possibile.

Sono giunto al mio quarto d’ora di celebrità, anche se so che nessuno leggerà queste righe; ad un modesto narcisista come me non serve avere un pubblico davanti per recitare e mettersi in mostra, quindi il momento è qui, ora, eccomi, o meglio, eccovi ciò che vorrò mostrarvi.

Saluti

Bran