I won’t let You fall apart

Inutile. È davvero inutile pensare di aver superato, di aver dimenticato, come la carta stampata sembra farci credere.

Basta poco, una foto, una passeggiata, qualche riga, i ricordi che affiorano, e ritorni nel buio di quei momenti, in cui sembravi forte, ti comportavi da persona forte, volevi essere forte.

Dentro, le crepe si sono propagate troppo velocemente, inaspettatamente, senza lasciarti il tempo di porvi rimedio. Servirà davvero tanto tempo. Ricordandomi che sono stato fortunato.

Bran

Run for your lives

Io non sono un corridore…

Io non sono un corridore, non mi piace, come spesso mi accade mi annoio in fretta, insomma, non sono un corridore. Ma corro da sempre, da quando ero fanciullo. Ho sempre adorato i giochi di corsa, io inseguo te o ancora meglio tu insegui me.

Lo scatto, la corsa, il brivido, cambiare direzione all’ultimo per lasciare il tuo inseguitore con un pugno di niente, vestire i panni della lepre.

Sì, più che corsa vera e propria, io ho sempre amato lo scatto, breve ed intenso, una metafora dell’Amore? Il vento in faccia, poi tra i capelli e poi nuovamente in faccia.

Ma allora, se non sono un corridore, perché scrivere questo, questi, queste righe?

Perché la corsa, soprattutto se della giusta durata e priva di quello scafandro rappresentato dalle cuffie nelle orecchie ti lascia il tempo per pensare e per viaggiare, ed io ho pensato di scrivere qualcosa sulla corsa.

Perché corri?

Tale domanda arriva direttamente dall’unico lettore di queste righe, la mia seconda personalità.

Perché corro? Perché quando arrivo a casa presto dall’università mi cambio e vado a correre?

Perché non posso fare altro. Sento un bisogno, un desiderio che non posso soddisfare.              In realtà vorrei picchiare qualcuno, pestarlo fino a ridurlo in poltiglia. O vorrei gridare, urlare con tutto il fiato che ho in corpo.

Non posso. Ciò che mi circonda viene definito “società civile” ed io non ho il permesso di fare certe cose. Allora corro, corro più di quanto dovrei, corro finché il dolore fisico si presenta e mi tiene compagnia, finché le ginocchia chiedono una pausa e finché ogni gradino, ogni curva, ogni salita o discesa si trasformano in una fitta. Corro per sentire qualcosa, per provare qualcosa, per sapere che per qualche minuto anche io vivo.

Ecco perché corro, perché sempre da solo e perché senza cuffie.

La corsa per avere la certezza di essere vivo.

Poi naturalmente apprezzo altre cose come appunto la possibilità di pensare, il movimento dopo una giornata sedentaria, la vita che ti circonda e che passa insieme a te. Le facce che si ripresentano, ad ogni passaggio con un particolare nuovo, entrare per un istante nella vita di qualcun altro, per poi uscirne nuovamente con la stessa velocità. Porsi limiti nuovi ed ogni volta superarli.

Respirare, allontanarsi dal quotidiano, e di conseguenza ricaricare la mia riserva di vita.

Ecco, corro per questo. Ma non sono un corridore.

A proposito di endorfine…

Bran